Quando muore l'intestatario di un conto, la famiglia può trovarsi con spese da pagare e risparmi a cui non riesce ancora ad accedere. Se c'è anche un dossier titoli, alle carte per la successione si aggiungono altre domande: gli investimenti si devono vendere? Quanto denaro serve per le imposte? Da quale valore partirà il nuovo dossier?
Per orientarsi conviene distinguere tre passaggi: individuare chi ha diritto al patrimonio, completare gli adempimenti fiscali e dare alla banca le istruzioni per denaro e titoli. Sono verifiche collegate, ma nessuna sostituisce le altre.
In sintesi:
«Per ricevere il saldo servono prove: la banca verifica gli aventi diritto e la documentazione fiscale richiesta per la successione.»
«Blocco e chiusura sono diversi: secondo l'Arbitro Bancario Finanziario il decesso non estingue automaticamente il conto, sul quale possono proseguire spese e addebiti.»
«I titoli richiedono un controllo in più: prima del trasferimento occorre conoscere il costo fiscale dell'erede e le eventuali ritenute, soprattutto su fondi ed ETF.»
L'articolo riguarda rapporti intestati a una sola persona, con defunto ed eredi fiscalmente residenti in Italia, eredi maggiorenni e investimenti detenuti fuori dall'attività d'impresa presso un intermediario italiano. Le regole richiamate sono quelle applicabili nel 2026. Dal 1° gennaio 2027 confluiscono nei nuovi testi unici tributari con una diversa numerazione degli articoli, mentre le disposizioni richiamate restano invariate nel contenuto. Per il dossier il riferimento è il regime amministrato, nel quale l'intermediario calcola e versa le imposte sui redditi diversi finanziari. Conti cointestati, gestioni patrimoniali, successioni internazionali e situazioni con minori richiedono verifiche ulteriori. Per il primo caso c'è la guida sul conto cointestato in successione.
Che cosa fare quando muore l'intestatario del conto
1. Comunicare il decesso e fermare l'uso delle deleghe
Il primo passo è informare la banca e chiedere per iscritto come aprire la pratica. Di solito serve il certificato di morte. La Banca d'Italia ricorda che la delega a operare sul conto si estingue alla morte dell'intestatario: chi prima pagava bollette o faceva bonifici per suo conto deve interrompere quelle operazioni.
Occorre poi chiedere alla banca l'elenco dei rapporti e delle consistenze alla data del decesso: saldo, investimenti ed eventuali debiti. È la base per ricostruire il patrimonio insieme al professionista che segue la successione.
2. Controllare spese e pagamenti ancora attivi
Il blocco dell'operatività non equivale alla chiusura del contratto. Nella decisione 24360 del 2019, il Collegio di coordinamento dell'Arbitro Bancario Finanziario, che decide controversie fra clienti e intermediari, ha affermato che il conto non si estingue automaticamente con il decesso. Nel caso esaminato ha ritenuto legittimi canoni, spese e rate di un finanziamento ancora addebitati sul conto.
La stessa decisione richiede alla banca correttezza e informazioni tempestive agli eredi identificati, anche su debiti e polizze collegate. Conviene quindi chiedere quali addebiti proseguono, quali si possono sospendere e come formalizzare la chiusura del rapporto. L'orientamento dell'ABF va riferito al caso concreto: non rende legittimo qualsiasi costo successivo al decesso.
3. Recuperare i documenti mancanti
Chi succede al cliente può chiedere copia della documentazione relativa alle singole operazioni degli ultimi dieci anni. L'articolo 119 del Testo unico bancario prevede che la copia sia fornita a spese di chi la chiede, entro un termine congruo e comunque non oltre novanta giorni. Questi novanta giorni riguardano la consegna dei documenti: non sono il termine per sbloccare l'eredità.
Quali documenti servono per sbloccare il conto
La banca deve sapere chi sono gli aventi diritto. L'elenco ordinario comprende certificato di morte, documenti di identità e documentazione che individua gli eredi, spesso una dichiarazione sostitutiva di atto notorio con le formalità richieste dall'intermediario. Se esiste un testamento, occorre anche la relativa documentazione. Le procedure possono cambiare: per esempio, Fineco distingue fra dichiarazione sostitutiva e atto notorio richiesto nei casi dubbi o contestati.
A questa verifica si aggiunge quella fiscale. L'articolo 48 del testo unico sulle successioni vieta alla banca di pagare agli eredi le somme del defunto senza una delle prove previste:
- Dichiarazione di successione: la prova della presentazione, anche integrativa, con l'indicazione del credito interessato;
- Accertamento fiscale: l'accertamento in rettifica o d'ufficio previsto dalla norma;
- Esonero: la dichiarazione scritta dell'interessato che non sussisteva l'obbligo di presentazione.
La norma detta un vincolo analogo per le operazioni sui titoli trasferiti per causa di morte. Un conto omesso dalla dichiarazione richiede quindi una verifica e l'eventuale integrazione. La deroga è una sola, e stretta: se nell'eredità ci sono immobili e l'erede è uno solo, di età non superiore a ventisei anni, la banca deve consentire anche prima della dichiarazione lo svincolo delle somme necessarie a pagare le imposte ipotecarie, catastali e di bollo.
Non si deve però trattare ogni titolo allo stesso modo: BOT e BTP, per esempio, non entrano nell'attivo ereditario su cui si calcola l'imposta. La loro esenzione fiscale va distinta dalle verifiche sugli eredi e dalle formalità necessarie al trasferimento. Queste differenze sono illustrate nella guida ai titoli di Stato in successione.
Quando la dichiarazione non è obbligatoria
L'esonero dell'articolo 28, comma 7, richiede insieme tre condizioni: eredità devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, attivo ereditario non superiore a 100.000 euro e assenza di immobili o diritti reali immobiliari. Non si guarda soltanto al saldo di una banca. Questo esonero è diverso dalle franchigie dell'imposta: non dover pagare l'imposta non significa, da solo, non dover presentare la dichiarazione.
Quanto tempo occorre
La dichiarazione va normalmente presentata entro dodici mesi dal decesso, salvo le decorrenze particolari previste dalla legge. Non occorre aspettare la scadenza per presentarla. I tempi della pratica bancaria dipendono invece dai documenti, dalla loro completezza e dalle verifiche sul caso.
Per capire dove si è fermata la pratica, è utile chiedere una risposta scritta su tre punti: quali documenti mancano, quale verifica resta da completare e quali istruzioni servono per liquidare o trasferire il patrimonio. Questo aiuta anche a distinguere una richiesta precisa da un generico invito ad attendere.
Se gli eredi sono più di uno
La firma di tutti non è una condizione da dare sempre per scontata per far valere un credito ereditario. Nella decisione 27252 del 2018 il Collegio di coordinamento dell'ABF ha riconosciuto al singolo coerede la possibilità di far valere davanti all'Arbitro il credito del defunto, per la propria quota o per l'intero.
Il principio riguarda la riscossione di un credito e non risolve la divisione del patrimonio fra gli eredi. Non autorizza a vendere unilateralmente tutti i titoli del dossier o a trattenere somme spettanti ad altri. Restano le verifiche fiscali e sugli aventi diritto; in presenza di contestazioni, occorre affrontare il problema con chi segue la successione, eventualmente con un legale.
Se emergono debiti, prima di chiedere la liquidazione è opportuno chiarire con un notaio o un legale come procedere all'accettazione dell'eredità. Il beneficio d'inventario consente, rispettandone condizioni e adempimenti, di tenere distinto il patrimonio ereditato da quello personale e limitare la responsabilità per i debiti ereditari. Richiede una dichiarazione formale e l'inventario: non basta segnalarlo alla banca.
Dossier titoli: trasferire gli investimenti o venderli
Per il dossier va preparata un'istruzione specifica. Completate le verifiche necessarie, gli aventi diritto possono valutare il trasferimento degli strumenti su nuovi dossier oppure la vendita e la ripartizione del ricavato, secondo quanto consentono gli strumenti, gli accordi fra eredi e la procedura dell'intermediario.
La scelta va distinta dall'urgenza di concludere la pratica: occorre valutare se quegli investimenti sono adatti a obiettivi, tempi e rischi sostenibili per chi li riceve. Un patrimonio ereditato può richiedere una nuova organizzazione, ma la successione non è di per sé un motivo per vendere tutto.
Il costo fiscale delle azioni ereditate
Il costo fiscale è il valore di partenza usato per calcolare l'eventuale guadagno imponibile alla vendita. Per i titoli cui si applica l'articolo 68, comma 6, del TUIR, il costo in successione è il valore definito dal Fisco o, in mancanza, quello dichiarato ai fini dell'imposta di successione. L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che vale anche quando l'imposta non è dovuta per effetto della franchigia.
Per le azioni quotate, la valutazione successoria segue la media dei prezzi dell'ultimo trimestre precedente il decesso. Non coincide necessariamente con il prezzo dell'ultimo giorno. Per i titoli esenti dall'imposta successoria, come i BTP, la regola fiscale richiama invece il valore normale alla data di apertura della successione.
Un esempio ipotetico: azioni acquistate dal defunto a 10.000 euro, correttamente dichiarate in successione per 16.000 euro e poi vendute dall'erede a 17.000 euro. Trascurando gli oneri fiscalmente riconosciuti, la plusvalenza dell'erede è 17.000 meno 16.000, cioè 1.000 euro. Il risultato presuppone che il valore dichiarato non venga rettificato. Non è un calcolo valido per qualsiasi strumento finanziario.
Perché fondi ed ETF richiedono una verifica separata
Fondi comuni ed ETF sono organismi di investimento collettivo, spesso indicati con la sigla OICR. Per i fondi italiani non immobiliari e per i fondi esteri armonizzati, cioè conformi alla direttiva europea UCITS (ne fanno parte gli ETF UCITS), il trasferimento agli eredi può comportare una ritenuta sui redditi di capitale, applicata dall'intermediario italiano.
La circolare 19/E del 2013 chiarisce che la differenza positiva si misura tra il valore delle quote alla data del decesso e il costo medio ponderato del defunto. Conta quindi la data del decesso, anche se il trasferimento avviene mesi dopo. L'erede assume come nuovo costo fiscale il valore delle quote a quella data.
Prima del trasferimento è utile chiedere all'intermediario il prospetto del calcolo e l'importo della liquidità necessaria per la ritenuta. È un'imposta sui redditi dell'investimento, distinta da quella di successione. Queste regole non vanno estese automaticamente a fondi immobiliari, prodotti esteri con altro regime o gestioni patrimoniali. Per le categorie di reddito finanziario c'è l'approfondimento sul capital gain.
La lista da preparare per la famiglia
Per organizzare questo passaggio servono cinque informazioni:
- Rapporti esistenti: un elenco aggiornato di banche, conti, dossier, finanziamenti e polizze da sottoporre ai professionisti competenti;
- Pagamenti ricorrenti: quali spese passano dal conto e come saranno pagate durante la pratica;
- Liquidità disponibile: le risorse a cui chi resta può accedere autonomamente, senza dipendere dal patrimonio ancora da svincolare;
- Documenti: dove si trovano testamento, contratti ed estratti, senza condividere credenziali bancarie;
- Valori del dossier: consistenze al decesso, eventuali ritenute e costi fiscali registrati dopo il trasferimento.
Il calcolatore della liquidità può aiutare a stimare una riserva per le spese della famiglia; non stima la durata della successione. La compilazione della dichiarazione, l'accettazione e gli accordi ereditari vanno seguiti dai professionisti competenti. La pianificazione finanziaria riguarda invece l'organizzazione delle risorse e le scelte sugli investimenti.
Prima di dare istruzioni alla banca, servono tre risposte: chi ha diritto alle somme, quali adempimenti mancano e con quali valori fiscali passeranno i titoli.
Per collegare questa preparazione agli altri obiettivi familiari, puoi approfondire la pianificazione finanziaria.
Domande frequenti
5 domande
Quando muore l'intestatario, il conto si chiude automaticamente?
Secondo il Collegio di coordinamento dell'ABF, il decesso non estingue automaticamente il contratto. Spese e addebiti possono proseguire: gli eredi devono verificare con la banca quali pagamenti sono ancora attivi e come richiedere la chiusura.
Serve sempre la dichiarazione di successione per sbloccare il conto?
No. L'esonero previsto dall'articolo 28, comma 7, richiede eredità al coniuge e ai parenti in linea retta, attivo non superiore a 100.000 euro e assenza di immobili o diritti reali immobiliari. Alla banca occorre comunque la dichiarazione scritta di esonero e la documentazione sugli aventi diritto.
La banca deve sbloccare il conto entro novanta giorni?
I novanta giorni dell'articolo 119 del Testo unico bancario sono il termine massimo per ottenere copia della documentazione sulle singole operazioni, non per completare la successione. Per la pratica chiedi quali verifiche mancano e una previsione riferita al tuo caso.
I titoli ereditati devono essere venduti?
La vendita non è l'unica strada. Gli aventi diritto possono valutare anche il trasferimento su nuovi dossier, verificando con l'intermediario strumenti, documentazione e istruzioni necessarie. Vanno controllati anche il nuovo costo fiscale e le eventuali ritenute.
Il trasferimento di un ETF all'erede è sempre senza imposte?
No. Per gli ETF UCITS nel perimetro descritto, il trasferimento può comportare una ritenuta sulla differenza positiva fra valore al decesso e costo medio ponderato del defunto. Questa tassazione del reddito è distinta dall'imposta di successione.
Fonti e riferimenti13 fonti consultate
- Banca d'Italia, conto cointestato e morte di un titolare - documenti per gli eredi e cessazione della delega; qui richiamati soltanto per questi aspetti.
- ABF, Collegio di coordinamento, decisione 24360 del 6 novembre 2019 - prosecuzione del contratto di conto e obblighi informativi della banca.
- Testo unico bancario, articolo 119, comma 4 - accesso alla documentazione delle operazioni.
- Fineco, FAQ Successioni - esempio di procedura bancaria per identificare gli aventi diritto.
- D.Lgs. 139/2024 e testi normativi nelle note - modifiche al testo unico sulle successioni; articoli 12, 16, 28, 31 e 48 del D.Lgs. 346/1990.
- ABF, Collegio di coordinamento, decisione 27252 del 20 dicembre 2018 - legittimazione del singolo coerede a far valere il credito ereditario.
- Tribunale di Sondrio, accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario - effetti, dichiarazione formale e inventario.
- TUIR, articolo 68, comma 6 - costo fiscale dei titoli acquisiti in successione.
- Agenzia delle Entrate, circolare 12/E del 19 febbraio 2008, paragrafi 3.1 e 3.2 - costo dei titoli dichiarati sotto franchigia e titoli esenti.
- Agenzia delle Entrate, circolare 19/E del 4 giugno 2013, paragrafi 2.4 e 3 - trasferimento di quote di OICR per successione, valore al decesso e provvista per la ritenuta.
- D.Lgs. 123/2025, testo unico dell'imposta di registro e degli altri tributi indiretti - dal 1° gennaio 2027 riprende le regole sulle successioni richiamate qui, fra cui l'articolo 48 del D.Lgs. 346/1990 (articolo 130).
- D.Lgs. 117/2026, testo unico delle imposte sui redditi - dal 1° gennaio 2027 riprende all'articolo 77 la regola dell'articolo 68, comma 6, del TUIR.
- D.Lgs. 33/2025, testo unico in materia di versamenti e di riscossione - dal 1° gennaio 2027 riprende all'articolo 58 la regola sui trasferimenti di quote di OICR.
