Simone Basile

    Simone Basile

    Consulente Finanziario Indipendente

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    ArticoloFinanza personale
    3 ottobre 20267 min di lettura

    Conto cointestato e successione: quote e documenti

    Conto cointestato e successione: proprietà del saldo, firma disgiunta, opposizione degli eredi e documenti. Le verifiche da fare dopo un decesso.

    Un conto cointestato può servire a pagare le spese di casa o ad aiutare un genitore anziano. Quando uno dei titolari muore, però, le domande diventano tre: chi può ancora operare con la banca, a chi appartengono le somme e quali documenti servono per la successione. La modalità di firma risponde solo alla prima. Quando un conto condiviso entra in una pianificazione familiare, verifico tutte e tre le risposte prima di considerarlo uno strumento per passare il patrimonio.

    In sintesi:

    • «Firma: la firma disgiunta stabilisce chi può dare ordini alla banca, non a chi appartiene il saldo.»

    • «Quote: fra i cointestatari le quote si presumono uguali, ma la presunzione cade davanti a una prova contraria.»

    • «Documenti: per pagare agli eredi le somme dell'eredità la banca deve ricevere una prova fiscale prevista dalla legge, oltre ai documenti che identificano gli eredi.»

    Conto cointestato e successione: quali somme appartengono al defunto

    L'articolo 1298 del codice civile stabilisce che, nei rapporti interni, le parti dei creditori solidali si presumono uguali se non risulta diversamente. Su un conto intestato a due persone il punto di partenza è quindi la metà ciascuno. È però una presunzione, e una prova contraria può portare a una divisione diversa.

    La provenienza del denaro aiuta a ricostruirla: stipendi o pensioni accreditati, bonifici da altri conti, somme ricavate da vendite, eventuali accordi scritti fra i titolari. Nessuno di questi elementi, da solo, chiude la questione; conta il quadro complessivo. Fra coniugi va considerato anche il regime patrimoniale.

    La quota che risulta del defunto entra nell'attivo ereditario, cioè nell'insieme di beni e diritti compresi nell'eredità. Poi si divide fra gli eredi secondo le regole della sua successione. La cointestazione non dice come.

    Un esempio ipotetico con due titolari

    Immaginiamo un conto da 60.000 euro con due titolari e nessun elemento contrario alla presunzione. All'inizio 30.000 euro si attribuiscono al superstite e 30.000 al defunto. Questi ultimi andranno agli eredi secondo il testamento o la legge. Se il superstite è anche erede ne riceverà una parte, ma come erede, non come cointestatario.

    Se invece gli estratti conto mostrano che il denaro è stato versato da una sola persona, la verifica continua con gli altri elementi: un singolo accredito non basta a dimostrare la proprietà esclusiva.

    Firma disgiunta o congiunta: che cosa può fare il superstite

    Con la firma disgiunta ciascun titolare può operare da solo. L'articolo 1854 del codice civile considera i cointestatari creditori in solido verso la banca. Un ordine eseguito dalla banca, però, non stabilisce a chi appartengono le somme nei rapporti fra i titolari, né dà diritto a trattenere tutto il denaro prelevato.

    Secondo la Banca d'Italia, con la firma disgiunta il superstite può continuare a usare il conto dopo il decesso dell'altro titolare, ma solo per la sua parte. Con la firma congiunta, invece, la banca spesso blocca il conto, perché non può più raccogliere le firme di tutti. In entrambi i casi leggi il contratto e chiedi alla banca quali condizioni applica dopo un decesso.

    Che cosa cambia se un erede si oppone

    La decisione dell'Arbitro Bancario Finanziario n. 1206 del 7 febbraio 2023, Collegio di Milano, riguarda un conto a firma disgiunta il cui contratto dava rilevanza all'opposizione degli eredi. Dopo l'opposizione la banca aveva bloccato l'intero saldo, e l'Arbitro ha respinto la richiesta di sblocco del cointestatario superstite. L'esito dipende da quella clausola: la decisione non dice che qualunque opposizione blocchi qualunque conto.

    Se la banca rifiuta un'operazione, chiedi una risposta scritta che indichi la clausola applicata, l'eventuale opposizione e i documenti che mancano. Una contestazione sulla proprietà delle somme richiede invece un parere legale.

    Quali documenti servono per la successione del conto

    La banca chiede di solito il certificato di morte, i documenti che identificano gli eredi e, quando è dovuta, la dichiarazione di successione. L'elenco preciso varia da un intermediario all'altro: conviene chiederlo prima di preparare la pratica.

    La prova fiscale per pagare le somme agli eredi

    L'articolo 48, comma 3, del decreto legislativo 346 del 1990 impedisce a chi detiene somme del defunto di pagarle agli eredi senza una di queste prove:

    • Dichiarazione presentata: la dichiarazione di successione, o integrativa, che indica quel credito;

    • Accertamento: l'accertamento in rettifica o d'ufficio da parte dell'Agenzia delle Entrate;

    • Nessun obbligo: la dichiarazione scritta dell'interessato che non c'era obbligo di presentare la dichiarazione di successione.

    La regola riguarda le somme che fanno parte dell'eredità e non trasforma in bene del defunto la quota del superstite. Per i titoli lo stesso articolo contiene una disposizione specifica, spiegata nella guida sui titoli di Stato in successione.

    Quando la dichiarazione non è dovuta

    L'articolo 28, comma 7, dello stesso decreto esonera dalla dichiarazione quando l'eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, l'attivo ereditario non supera 100.000 euro e non comprende immobili o diritti reali immobiliari. Le tre condizioni devono esserci tutte insieme e si valutano sull'intera eredità, non sul solo conto. Se in seguito emergono altri beni che le fanno venire meno, l'obbligo torna.

    Esonero e imposta sono cose diverse: non dover pagare l'imposta di successione non significa essere esonerati dalla dichiarazione. E l'esonero non elimina né i documenti sugli eredi né le verifiche della banca.

    Cointestazione e delega: due scelte diverse

    Se l'obiettivo è solo aiutare un familiare con i pagamenti, può bastare una delega. Il delegato opera per conto del titolare ma non diventa proprietario del saldo, e la delega si estingue con la morte del titolare. Lo ricorda la Banca d'Italia, in linea con l'articolo 1722 del codice civile sull'estinzione del mandato.

    Cointestare un conto per comodità non dimostra che il titolare volesse donare il denaro all'altra persona. Se l'obiettivo è trasferire una parte del patrimonio, intenzione, atti e requisiti vanno esaminati con un professionista. Per questo considero rischioso usare un conto condiviso al posto di una pianificazione successoria.

    Come preparare la verifica per tempo

    Durante una pratica di successione le spese della famiglia continuano: affitto, bollette, rate. Quando imposto una pianificazione familiare distinguo il denaro di ciascuno dalle somme la cui proprietà va ancora accertata, e verifico chi potrà coprire quelle spese senza contare su denaro ereditario non ancora attribuito. Per stimare la riserva necessaria puoi usare il calcolatore della liquidità.

    Per un primo controllo servono il contratto del conto, gli estratti che ricostruiscono la provenienza del denaro e i documenti già disponibili. Da lì si capisce quali operazioni sono consentite e quali punti vanno chiariti con la banca o con il professionista che segue gli aspetti legali e fiscali.

    Prima si chiarisce chi può operare, a chi appartiene il saldo e quali documenti servono; solo dopo si può decidere che ruolo dare al conto cointestato nella pianificazione familiare.

    Se vuoi andare più a fondo, continua con la guida sulla pianificazione finanziaria o consulta le risorse.

    Domande frequenti

    4 domande

    Quando muore un cointestatario, metà del conto entra sempre in successione?

    Non sempre. Con due titolari la metà è il punto di partenza, ma la presunzione cade se si prova che il denaro apparteneva in misura diversa. Va ricostruita la parte del defunto prima di stabilire che cosa entra nell'eredità.

    La firma disgiunta consente di prelevare tutto dopo il decesso?

    No. La firma disgiunta riguarda la possibilità di operare con la banca, non la proprietà del saldo. Secondo la Banca d'Italia il superstite può continuare a usare il conto solo per la sua parte; contano anche il contratto e le eventuali opposizioni degli eredi.

    La dichiarazione di successione è sempre obbligatoria?

    No. È esonerata l'eredità che va al coniuge e ai parenti in linea retta, con attivo complessivo fino a 100.000 euro e senza immobili o diritti reali immobiliari. Le tre condizioni devono valere insieme e sull'intera eredità.

    Una delega sul conto continua dopo la morte del titolare?

    No, la normale delega personale si estingue con la morte del titolare. Il delegato non diventa proprietario delle somme né erede.

    Fonti e riferimenti7 fonti consultate
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    Simone Basile, consulente finanziario indipendente

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    Simone Basile

    Consulente finanziario indipendente, iscritto all'Albo OCF. Aiuto le persone a investire e gestire il patrimonio senza conflitti d'interesse. Scopri di più

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