Simone Basile

    Simone Basile

    Consulente Finanziario Indipendente

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    ArticoloFinanza personale
    3 ottobre 202611 min di lettura

    Polizze vita e successione: protezione o investimento?

    Polizze vita e successione: la mia posizione su coperture e investimenti, costi e garanzie. Come distinguere protezione, beneficiari e imposte.

    Una polizza vita può pagare il mutuo se viene a mancare il reddito principale della famiglia. Oppure può contenere fondi in cui investire i risparmi. Sotto lo stesso nome ci sono quindi due scopi diversi, e quando si parla di polizze vita e successione questa differenza cambia le verifiche da fare. Quando esamino la situazione di una famiglia preferisco tenere separate la protezione dai rischi e la gestione degli investimenti, a meno che un contratto offra un vantaggio concreto che ne giustifichi costi e vincoli.

    In sintesi:

    • «Protezione: la copertura si sceglie partendo dal danno economico che un evento causerebbe alla famiglia, non dal prodotto.»

    • «Investimento: una polizza con investimenti va confrontata con un portafoglio separato più una copertura equivalente, a parità di costi, rischi e durata.»

    • «Successione: la prestazione caso morte va al beneficiario ed è esclusa dall'attivo ereditario nei casi previsti dalla legge, ma rendimenti finanziari e diritti degli altri familiari seguono regole proprie.»

    La mia posizione sulle assicurazioni

    Assicurarsi significa pagare un premio, cioè il prezzo della copertura, perché la compagnia sostenga le conseguenze economiche di un evento previsto dal contratto. La prima domanda che pongo è quanto quell'evento peserebbe sulla famiglia e quanto potrebbe essere assorbito con redditi, risparmi e tutele già esistenti. Una spesa contenuta si affronta con il bilancio di casa. Una perdita che comprometterebbe per anni l'autonomia economica merita invece una copertura.

    Nella pianificazione do ai due strumenti compiti diversi. L'investimento fa crescere il patrimonio nel tempo; la copertura protegge la famiglia finché quel patrimonio non basta, per esempio nei primi anni di un mutuo o quando i figli dipendono dal reddito dei genitori. Per questo la protezione viene prima, e avere un portafoglio di investimenti non significa aver coperto quel rischio.

    Quali rischi ha senso assicurare

    La perdita del reddito su cui conta la famiglia

    Una temporanea caso morte, o TCM, paga il capitale pattuito al beneficiario se l'assicurato muore durante il periodo coperto, alle condizioni del contratto. Il capitale da assicurare dipende dagli impegni che resterebbero ai superstiti, dalle loro entrate e dal patrimonio disponibile. Il bisogno spesso cala nel tempo, man mano che il mutuo si riduce e i figli diventano autonomi, e la durata della copertura va scelta di conseguenza.

    Se a fine periodo l'assicurato è vivo, la compagnia trattiene i premi versati. Non lo considero uno spreco: è il prezzo pagato per trasferire alla compagnia un rischio che la famiglia non potrebbe sostenere da sola. L'assenza di un rimborso, di per sé, non è un buon motivo per preferire una polizza che contiene investimenti.

    Invalidità, non autosufficienza e danni al patrimonio

    Un'invalidità permanente può ridurre per sempre la capacità di lavorare. La copertura per la non autosufficienza, chiamata anche LTC dall'inglese Long Term Care, riguarda invece il bisogno di assistenza nelle attività quotidiane. Sono rischi diversi, e per ciascuno vanno letti gli eventi coperti, i criteri di riconoscimento e la prestazione. Una polizza infortuni non copre automaticamente le malattie.

    Con lo stesso criterio guardo ai danni all'abitazione e alla responsabilità civile, cioè ai risarcimenti dovuti per danni causati ad altre persone: conta quanto varrebbe il danno, quanto è già coperto e che cosa resterebbe dopo l'evento. Il nome della polizza non basta a capire che cosa pagherà.

    Di ogni copertura vanno lette le esclusioni, cioè gli eventi non assicurati, gli eventuali periodi iniziali senza copertura, i limiti di indennizzo e la parte di danno che resta a carico dell'assicurato. Un premio più basso può comprare una protezione diversa da quella che serve. Anche le domande su salute e professione vanno compilate con attenzione prima di firmare.

    Polizze per investire: che cosa si compra davvero

    La parola «vita» copre contratti molto diversi. In una polizza rivalutabile il capitale è legato a una gestione separata, cioè un insieme di investimenti che la compagnia gestisce separatamente dal resto delle sue attività. In una unit linked la prestazione segue il valore di quote di fondi. Una multiramo combina le due componenti, e le eventuali garanzie della gestione separata non si estendono alla parte investita in fondi.

    Quando esamino una polizza di questo tipo chiedo per prima cosa che cosa sia garantito: quale importo, in quali momenti e con quali costi. Per la parte in fondi guardo le perdite possibili e il valore recuperabile in caso di uscita. Il fatto che il contratto sia emesso da una compagnia assicurativa non rende sicuro il capitale.

    Costi, liquidità e protezione effettiva

    Il confronto parte dal KID, il documento con le informazioni chiave su rischi, costi e durata raccomandata, e dalle condizioni contrattuali. Da lì distinguo quanto si paga per la copertura, quanto per il contratto e quanto per gli investimenti, compresi i costi per cambiare fondo o uscire in anticipo. Gli scenari di rendimento riportati nei documenti non sono promesse.

    Poi va misurata la protezione reale. In una polizza con componente finanziaria la prestazione in caso di morte può essere il valore dell'investimento più una maggiorazione prevista dal contratto. In quel caso la protezione aggiuntiva è la maggiorazione: è quella da confrontare con il bisogno della famiglia, non l'intero capitale, che era già patrimonio investito.

    Perché parto da copertura e investimenti separati

    Tenerli separati rende la scelta leggibile. Da una parte si verifica se il premio della copertura è sostenibile e il capitale assicurato adeguato. Dall'altra si costruisce la parte finanziaria su obiettivi, tempi e perdite tollerabili. Una polizza che unisce le due cose deve dimostrare quale vantaggio aggiunge e quanto costa mantenerlo; la comodità di avere tutto in un solo contratto non basta. È una preferenza di metodo, non una regola valida per tutti.

    Il portafoglio separato può contenere ETF, cioè fondi negoziati in Borsa, o altri strumenti. Il confronto con la polizza regge però solo a parità di condizioni: tutti i costi, una copertura assicurativa comparabile, la stessa durata, rischi simili. Un costo più basso, da solo, non prova che due soluzioni si equivalgano.

    Polizze vita e successione: quattro piani da distinguere

    Nei paragrafi che seguono considero il caso italiano ordinario in cui il contraente, cioè chi stipula il contratto, e l'assicurato, la persona sulla cui vita è costruita la copertura, coincidono. Se sono persone diverse, o ci sono elementi esteri, serve una verifica dedicata.

    1. Chi riceve la prestazione

    La riceve il beneficiario, cioè la persona designata nel contratto, con una successiva dichiarazione scritta o nel testamento. Per l'articolo 1920 del codice civile il beneficiario acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione: la prestazione caso morte non gli arriva come eredità di un bene del defunto. Per questo la designazione va tenuta coerente con le intenzioni familiari. IVASS raccomanda di indicare beneficiari identificabili e recapiti aggiornati, per evitare polizze che restano non riscosse.

    2. L'imposta di successione

    L'articolo 12, comma 1, lettera c), del testo unico sulle successioni (D.Lgs. 346/1990) esclude dall'attivo ereditario le indennità spettanti per diritto proprio agli eredi in forza di assicurazioni stipulate dal defunto. L'attivo ereditario è l'insieme dei beni e dei diritti su cui si calcola l'imposta. Il Quaderno IVASS sulla fiscalità delle polizze descrive questo trattamento per le somme dovute al beneficiario alla morte dell'assicurato. L'esclusione riguarda quella prestazione, non ogni operazione compiuta sulla polizza.

    3. Le imposte sui rendimenti

    L'esclusione dall'imposta di successione non vale anche per l'IRPEF. Per i proventi percepiti dal 1° gennaio 2015 l'articolo 34 del D.P.R. 601/1973 esenta dall'IRPEF i capitali pagati in caso di morte solo per la parte a copertura del rischio demografico, cioè legata all'evento morte. Sui rendimenti della componente finanziaria quell'esenzione non si applica. Il Quaderno IVASS tiene distinti i due prelievi.

    4. I diritti degli altri familiari e dei creditori

    L'articolo 1923 del codice civile fa salve, rispetto ai premi pagati, le norme sulla revocatoria degli atti compiuti a danno dei creditori e quelle su collazione, imputazione e riduzione delle donazioni. In pratica, se i premi versati intaccano la quota di eredità che la legge riserva ad alcuni familiari, quella quota resta tutelabile guardando ai premi. «Fuori dall'eredità» non significa fuori da ogni tutela.

    Lo stesso articolo stabilisce che le somme dovute dall'assicuratore non possono essere sottoposte ad azioni esecutive o cautelari, cioè agli strumenti con cui un creditore cerca di ottenere o vincolare beni. La protezione va però letta insieme alle eccezioni e alla natura concreta del contratto, soprattutto se ha una forte componente finanziaria. Quando sono coinvolti familiari o creditori serve il parere di un legale.

    Il vantaggio successorio giustifica la polizza?

    Per me, da solo, no. Prima di usare una polizza per la successione chiedo quale problema risolva la designazione del beneficiario, se nel caso concreto ci sia davvero un beneficio fiscale e quanto costino contratto e investimenti per tutta la durata. Un beneficio fiscale non equivale a un risultato economico migliore.

    L'imposta che si pagherebbe senza la polizza dipende dai rapporti familiari, dagli importi e dagli altri beni trasferiti. Per il coniuge e i parenti in linea retta, come i figli, l'imposta di successione si applica solo sulla parte che supera un milione di euro per ciascun beneficiario. L'esclusione della prestazione assicurativa, quindi, non è un risparmio certo per ogni famiglia e non sostituisce la pianificazione successoria. Il diverso trattamento dei titoli pubblici è spiegato nella guida sui titoli di Stato in successione.

    Se hai già una polizza, prima di riscattarla

    Il riscatto, cioè l'uscita anticipata con la liquidazione del valore previsto, può costare penali, avere effetti fiscali e far perdere garanzie o coperture che oggi non si otterrebbero alle stesse condizioni. Quando esamino una polizza esistente confronto tre strade: tenerla, modificarla se il contratto lo consente, uscire. Il confronto parte dal valore effettivamente recuperabile, non dai costi già pagati all'inizio. Se la polizza contiene una copertura da sostituire, va verificato prima che sia ancora possibile assicurarsi alle condizioni attuali.

    Va considerata anche la liquidità. Prima di vincolare risparmi per molti anni conviene sapere quanto denaro può servire per imprevisti e obiettivi vicini: un contratto da cui si esce con costi o limiti è poco adatto a quel bisogno. Il calcolatore della liquidità aiuta a stimare la riserva per le spese correnti; non dice quale capitale assicurare.

    Si parte dal rischio da coprire. Se una polizza contiene investimenti, deve dimostrare quale vantaggio concreto giustifica i suoi costi e vincoli.

    Se vuoi andare più a fondo, continua con la guida sulla pianificazione finanziaria o consulta le risorse.

    Domande frequenti

    5 domande

    Una polizza vita è sempre un investimento?

    No. Una temporanea caso morte paga il capitale solo se l'assicurato muore nel periodo coperto. Altri contratti contengono investimenti in gestioni separate o fondi, e vanno valutati anche per rischio, costi e possibilità di uscita.

    Perché preferisci tenere separate assicurazioni e investimenti?

    Perché la scelta diventa più leggibile: il bisogno di protezione e il suo costo si misurano a parte rispetto agli obiettivi finanziari. Una polizza che unisce le due cose resta un'opzione, se a parità di costi, rischi e durata offre un vantaggio dimostrabile.

    Le polizze vita in successione sono esenti da tutte le imposte?

    No. La prestazione caso morte è esclusa dall'attivo ereditario ai fini dell'imposta di successione, ma l'esenzione IRPEF riguarda solo la parte a copertura del rischio demografico, non i rendimenti della componente finanziaria.

    Una polizza permette di escludere gli altri eredi?

    Non del tutto. Il beneficiario ha un diritto proprio alla prestazione, ma sui premi pagati restano applicabili le norme sulla riduzione delle donazioni, che tutelano le quote riservate dalla legge ad alcuni familiari.

    Conviene riscattare una polizza di investimento costosa?

    Dipende dal contratto. Vanno confrontati valore recuperabile, costi futuri, penali, effetti fiscali e garanzie o coperture che si perderebbero; il solo costo elevato non basta a decidere.

    Fonti e riferimenti10 fonti consultate
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    Simone Basile, consulente finanziario indipendente

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    Simone Basile

    Consulente finanziario indipendente, iscritto all'Albo OCF. Aiuto le persone a investire e gestire il patrimonio senza conflitti d'interesse. Scopri di più

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