Simone Basile

    Simone Basile

    Consulente Finanziario Indipendente

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    ArticoloInvestimenti
    13 ottobre 20268 min di lettura

    Come investire 10.000 euro: da dove partire

    Come investire 10.000 euro: fondo di emergenza, orizzonte e costi prima dello strumento, con esempi su conto deposito, BTP ed ETF al netto delle spese.

    Hai 10.000 € fermi sul conto e la sensazione che stiano perdendo tempo. La domanda «dove li metto?» arriva quasi sempre prima di altre tre, che invece la decidono: quanto devi tenere da parte per gli imprevisti, quando potrebbero servirti quei soldi, quanto ti costerà investirli. Rispondere in quest'ordine evita la maggior parte degli errori che vedo, e ti porta a scegliere lo strumento per ultimo.

    In sintesi:

    • «Prima il fondo di emergenza: investire denaro che potrebbe servirti domani ti espone a vendere nel momento sbagliato.»

    • «L'orizzonte decide quanto rischio ha senso: 10.000 € da usare fra due anni e 10.000 € da lasciare per quindici sono due problemi diversi.»

    • «Su 10.000 € i costi si misurano in euro: nel mio esempio, 0,25% o 2% l'anno valgono circa 2.260 € di differenza in dieci anni.»

    Prima domanda: questi 10.000 € sono davvero liberi?

    Il primo pezzo di qualsiasi piano è il fondo di emergenza, la riserva di liquidità per spese impreviste: un'auto da riparare, un mese senza stipendio, una spesa medica. Non serve a rendere. Serve a non dover vendere un investimento proprio quando è sceso.

    Io lo dimensiono sulle spese fisse mensili: da tre a sei mesi se hai un lavoro dipendente stabile, da sei a dodici se lavori in proprio o in un settore con entrate irregolari. Con 1.500 € di spese fisse e un contratto a tempo indeterminato, la riserva va da 4.500 a 9.000 €.

    Se oggi quella riserva non c'è, una parte dei tuoi 10.000 € è già il fondo di emergenza, e il capitale da investire è più piccolo di quanto pensavi. Come calcolarlo e dove tenerlo lo spiego nella guida al fondo di emergenza; per i numeri c'è il calcolatore della liquidità.

    Seconda domanda: quando ti serviranno?

    L'orizzonte temporale è il tempo per cui puoi lasciare il denaro investito senza toccarlo. Banca d'Italia distingue il breve termine, sotto uno o due anni, in cui conviene una quota più alta di strumenti a basso rischio, dal medio e dal lungo periodo, in cui il tempo permette di affrontare oscillazioni più ampie. È il criterio da cui parto anch'io, obiettivo per obiettivo, perché la stessa persona può avere soldi con scadenze diverse.

    1. Ti servono entro due o tre anni

    Un anticipo per la casa, un'auto, un matrimonio. Qui il rischio da evitare è trovarti, alla data, con meno di quanto avevi. Nel mio metodo questo denaro resta fuori dall'azionario: conto deposito, titoli di Stato con scadenza vicina a quando ti serviranno i soldi, ETF monetari. Li confronto negli articoli sul conto deposito e sugli ETF monetari.

    Un conto deposito ha una tutela in più: il Fondo interbancario di tutela dei depositi copre fino a 100.000 € per depositante e per banca. Ma anche qui conviene fare i conti al netto. Con un tasso lordo ipotetico del 3%, su 10.000 € maturano 300 € di interessi; tolti 78 € di imposta al 26% e 20 € di imposta di bollo allo 0,20%, restano 202 €.

    2. Ti servono fra tre e dieci anni

    È la zona intermedia, e la più delicata. La parte obbligazionaria di solito pesa di più, con una quota azionaria che può crescere man mano che l'orizzonte si allunga. Per le obbligazioni conta la durata media finanziaria, la duration, che misura quanto il prezzo reagisce ai tassi: la tengo coerente con la scadenza dell'obiettivo. Ne parlo in ETF obbligazionari e duration e nel confronto BTP o ETF obbligazionari.

    3. Puoi lasciarli investiti per più di dieci anni

    Con un orizzonte lungo, una componente azionaria globale e diversificata può avere un peso maggiore. Il tempo però non trasforma un investimento rischioso in uno sicuro. Su certi mercati riduce la probabilità di trovarti, alla fine, sotto quanto hai versato, mentre il valore finale resta incerto e la forbice dei risultati possibili si allarga. Per capire come funzionano gli strumenti con cui si costruisce questa parte, parti dalla guida agli ETF.

    Terza domanda: quanto ti costa investirli?

    Su una cifra come 10.000 € i costi sembrano piccoli perché si leggono in percentuale. In euro, e nel tempo, cambiano il risultato più di quanto si pensi. Prendo un rendimento lordo ipotetico del 4% annuo per dieci anni, uguale per le due soluzioni, e cambio solo il costo annuo:

    Costo annuo ipotizzatoValore dopo 10 anni
    0,25%14.450 €
    2,00%12.190 €
    Differenza2.260 €

    Sono esclusi imposte, inflazione e oscillazioni di mercato: l'esempio isola l'effetto dei costi e non è una previsione di rendimento. Il 2% resta un'ipotesi, ma il motivo per cui alcuni prodotti costano più di altri è concreto. Banca d'Italia ricorda che nei prodotti acquistati in filiale sono spesso inclusi i costi della consulenza e della distribuzione, e che il gestore ne retrocede una parte alla banca. Il meccanismo lo spiego in perché la banca non mi propone ETF; con il calcolatore dell'interesse composto puoi rifare il conto con i tuoi numeri.

    Poi ci sono le tasse. I titoli di Stato italiani e quelli dei Paesi della white list pagano il 12,5% sugli interessi e sulle plusvalenze; ETF e fondi pagano il 26% sui proventi, con un trattamento ridotto per la parte investita in titoli di Stato. Sul dossier titoli si paga ogni anno l'imposta di bollo dello 0,20%, cioè 20 € su 10.000 €. I dettagli sono negli articoli sulla tassazione dei BTP e sulla tassazione degli ETF.

    Tutti subito o un po' alla volta?

    Con un capitale già disponibile la domanda arriva sempre. Quando imposto la parte destinata al lungo periodo, il mio riferimento resta l'ingresso in un'unica soluzione. Aspettare il «momento giusto» funziona solo se sai riconoscerlo, e nessuno lo sa fare con regolarità.

    Quando l'idea di vedere 10.000 € scendere subito dopo l'acquisto rischia di farti abbandonare il piano, distribuisco l'ingresso su sei o dodici mesi, con date e importi fissati prima. La parte in attesa non resta sul conto corrente: la tengo in uno strumento monetario. È una scelta che rinuncia a un po' di efficienza in cambio della tranquillità di chi investe, e va decisa prima, non sull'onda delle notizie. Il confronto fra le due strade è nella guida al PAC e nel simulatore PAC e PIC.

    Gli errori che vedo più spesso con 10.000 €

    • Puntare tutto su un tema: un settore di moda o una singola azione. La diversificazione è il modo più semplice per non legare il risultato a una sola scommessa.
    • Scegliere guardando il rendimento passato: il prodotto che ha reso di più l'anno scorso dice poco su quello che farà, e spesso costa di più.
    • Dimenticare costi e tasse: confrontare un 3% lordo con un 3% netto porta a decisioni sbagliate.
    • Lasciare tutto sul conto corrente per anni: sembra prudente, ma l'inflazione riduce ogni anno quello che quei soldi possono comprare. Il calcolatore dell'inflazione lo rende visibile.
    Con 10.000 € la scelta dello strumento viene per ultima: prima decidi a che cosa servono, quando ti serviranno e quanto sei disposto a pagare per investirli.

    Se vuoi capire come impostare i tuoi 10.000 € sugli obiettivi che hai, e quanto ti costa oggi la soluzione che ti è stata proposta, posso guardare con te i numeri. Sono iscritto all'albo OCF nella sezione dei consulenti finanziari autonomi e lavoro a parcella. Richiedi l'analisi gratuita.

    Domande frequenti

    5 domande

    Dove investire 10.000 euro senza rischi?

    Nessuno strumento è privo di rischi: anche la liquidità perde potere d'acquisto con l'inflazione. Per un orizzonte breve si usano strumenti a basso rischio come conto deposito, titoli di Stato con scadenza vicina e ETF monetari; il conto deposito è tutelato dal Fondo interbancario fino a 100.000 € per depositante e per banca.

    Meglio un conto deposito o i BTP per 10.000 euro?

    Dipende da quando ti servono i soldi e da quanto ti resta al netto. Il conto deposito paga il 26% sugli interessi, mentre i titoli di Stato italiani pagano il 12,5%; in entrambi i casi c'è l'imposta di bollo dello 0,20% annuo. Il confronto va fatto sul rendimento netto alla data in cui userai il denaro.

    Quanto possono rendere 10.000 euro in 10 anni?

    Il rendimento non è prevedibile. Come esempio, con un rendimento lordo ipotetico del 4% annuo e costi dello 0,25%, 10.000 € diventano circa 14.450 € in dieci anni, prima di imposte e inflazione; con costi del 2% diventano circa 12.190 €.

    Conviene investire 10.000 euro tutti insieme o con un PAC?

    Per un capitale già disponibile e destinato al lungo periodo, l'ingresso in un'unica soluzione resta il riferimento del mio metodo. Se il timore di un calo iniziale rischia di farti abbandonare il piano, si può distribuire l'ingresso su sei o dodici mesi con date fissate prima, tenendo la parte in attesa in uno strumento monetario.

    Prima di investire quanto devo tenere da parte?

    Il fondo di emergenza va calcolato sulle spese fisse: da tre a sei mesi per chi ha un lavoro dipendente stabile, da sei a dodici per chi ha entrate irregolari. Solo il denaro che resta dopo questa riserva è davvero disponibile per investire.

    Fonti e riferimenti6 fonti consultate
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    Simone Basile, consulente finanziario indipendente

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    Simone Basile

    Consulente finanziario indipendente, iscritto all'Albo OCF. Aiuto le persone a investire e gestire il patrimonio senza conflitti d'interesse. Scopri di più

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