Simone Basile

    Simone Basile

    Consulente Finanziario Indipendente

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    ArticoloInvestimenti
    26 agosto 20268 min di letturaAggiornato il 5 novembre 2026

    Tassazione BTP e titoli di Stato: come funziona il 12,5%

    Come sono tassati BTP e titoli di Stato: 12,5% su cedole e plusvalenze, scarto di emissione, bollo dello 0,20% e minusvalenze compensabili al 48,08%.

    Il motivo per cui tanti risparmiatori italiani preferiscono i BTP alle obbligazioni societarie o agli ETF non è solo il legame con lo Stato: è il fisco. Sui titoli di Stato l'imposta è del 12,5%, meno della metà del 26% che si applica alla gran parte degli altri strumenti. È un vantaggio reale, ma dietro quel numero ci sono alcuni meccanismi che cambiano il rendimento netto e che quasi nessuno spiega fino in fondo.

    La fiscalità incide sul rendimento netto e va inclusa nel confronto tra investimenti. In questo articolo vediamo come funziona davvero la tassazione dei BTP e dei titoli di Stato: cosa rientra nel 12,5%, come vengono tassate cedole e plusvalenze, e il tranello delle minusvalenze che si compensano solo in parte.

    In sintesi:

    • «Titoli di Stato al 12,5%: BTP, BOT e i titoli dei Paesi in white list scontano l'aliquota agevolata, contro il 26% di azioni, obbligazioni societarie ed ETF.»

    • «Due componenti, stessa aliquota: sia le cedole sia le plusvalenze da vendita o rimborso di un BTP sono tassate al 12,5%.»

    • «Il tranello delle minusvalenze: una perdita su un titolo di Stato entra nello zainetto fiscale solo per il 48,08% del suo valore, perché tassata al 12,5% e non al 26%.»

    • «Imposta di bollo: sul dossier titoli si paga comunque lo 0,20% annuo, a prescindere dal fatto che tu venda o meno.»

    Perché i titoli di Stato pagano il 12,5% (e cosa rientra)

    In Italia la maggior parte delle rendite finanziarie è tassata al 26%. I titoli di Stato fanno eccezione: scontano un'aliquota agevolata del 12,5%, una scelta con cui lo Stato rende più conveniente finanziare il proprio debito. Rientrano nell'aliquota ridotta tre categorie:

    • I titoli di Stato italiani: BTP, BOT e CCTeu, cioè le varie forme con cui il Tesoro si finanzia (dai buoni a breve ai titoli a tasso fisso, variabile o senza cedola). Dal 2021 il Tesoro emette anche i BTP Short Term, BTP a breve scadenza che hanno preso il posto dei CTZ, non più emessi.

    • I titoli di Stato esteri in white list: la white list è l'elenco dei Paesi che scambiano informazioni fiscali con l'Italia. I titoli pubblici di quegli Stati (per esempio la gran parte dei governativi dell'area euro) godono anch'essi del 12,5%; quelli di Paesi fuori dall'elenco tornano invece al 26%.

    • I titoli di enti sovranazionali: organismi come la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) o la Banca Mondiale sono equiparati ai titoli di Stato e beneficiano della stessa aliquota.

    È una distinzione che conta: due obbligazioni con la stessa cedola lorda, una di uno Stato e una di una società, lasciano in tasca importi diversi proprio per via dell'aliquota. Sul tema generale delle aliquote e del 26% puoi leggere l'articolo dedicato al capital gain e a come si calcola la plusvalenza.

    Le due componenti di rendimento, e come vengono tassate

    Un BTP ti fa guadagnare in due modi, che il fisco tratta in modo formalmente diverso pur applicando la stessa aliquota.

    Le cedole: sono gli interessi periodici che il titolo paga (per un BTP di solito ogni sei mesi). Dal punto di vista fiscale sono un reddito di capitale, sul quale l'intermediario applica direttamente la ritenuta del 12,5% al momento dell'incasso. Non devi fare nulla: il netto arriva già tassato.

    La plusvalenza: è il guadagno in conto capitale, cioè la differenza positiva tra quanto incassi (alla vendita sul mercato o al rimborso a scadenza) e quanto avevi pagato, comprese le commissioni. Questa è un reddito diverso, anch'esso tassato al 12,5%. La distinzione tra reddito di capitale e reddito diverso sembra un tecnicismo, ma sulla compensazione delle minusvalenze cambia tutto.

    Lo scarto di emissione e il BTP comprato sotto la pari

    C'è un caso pratico che genera parecchia confusione: il BTP acquistato a un prezzo inferiore a 100 (sotto la pari) e portato a scadenza, quando lo Stato rimborsa esattamente 100. Quella differenza è un guadagno, ma il fisco la scompone in due parti.

    • Lo scarto di emissione: la differenza tra il prezzo di emissione del titolo e il valore di rimborso. È considerato un reddito di capitale, tassato al 12,5%.

    • La restante differenza di prezzo: lo scarto tra quanto hai pagato tu sul mercato e il prezzo di emissione. È un reddito diverso, sempre al 12,5%.

    L'aliquota finale non cambia (12,5% su entrambe), ma la classificazione sì, e questo ha effetti concreti sulla compensazione delle perdite. Nella pratica ci pensa l'intermediario a fare la scomposizione: quello che conta capire è che non tutto il guadagno di un BTP è "plusvalenza compensabile".

    L'imposta di bollo: lo 0,20% che paghi comunque

    Oltre all'imposta sui guadagni, sui titoli in deposito grava l'imposta di bollo dello 0,20% annuo, calcolata sul valore complessivo del dossier titoli (il deposito in cui l'intermediario custodisce i tuoi strumenti) al 31 dicembre. La paghi anche se non vendi nulla e anche se il titolo è in perdita: è un costo di detenzione, non un'imposta sul guadagno. Su un capitale di 50.000 euro in BTP significa 100 euro l'anno, una cifra piccola ma che va messa nel conto quando si stima il rendimento netto. Il dettaglio, insieme ai regimi amministrato e dichiarativo, è nell'articolo sul capital gain.

    Il tranello delle minusvalenze: compensabili solo al 48,08%

    Il trattamento delle minusvalenze richiede attenzione perché il peso fiscale dei titoli di Stato differisce da quello degli strumenti tassati al 26%. Quando vendi un titolo in perdita generi una minusvalenza, un credito fiscale (lo "zainetto") che puoi usare per abbattere le imposte sui guadagni futuri, entro il quarto anno successivo. Ma con i titoli di Stato c'è una particolarità.

    Poiché i titoli di Stato sono tassati al 12,5% e non al 26%, le loro plusvalenze e minusvalenze entrano nel conteggio dei redditi diversi solo per il 48,08% del loro valore. Il coefficiente non è arbitrario: 12,5 diviso 26 fa proprio 0,4808, ed è il modo con cui il fisco allinea tutto all'aliquota effettiva del 12,5%.

    In concreto: se realizzi 1.000 euro di plusvalenza su un BTP e hai 1.000 euro di minusvalenze nello zainetto, non pagherai imposte su quel guadagno, ma il tuo zainetto si ridurrà solo di 480,80 euro, non di 1.000. Allo stesso modo, una minusvalenza di 1.000 euro realizzata su un titolo di Stato entra nello zainetto per 480,80 euro. È un dettaglio che conviene conoscere prima di vendere in perdita un BTP contando di recuperare tutto.

    A questo si aggiunge la regola generale dei redditi finanziari: le cedole non sono compensabili. Essendo redditi di capitale, la loro ritenuta del 12,5% non si può abbattere con le minusvalenze in zainetto, che restano utilizzabili solo contro le plusvalenze (i redditi diversi). È la stessa asimmetria che penalizza ETF e fondi, descritta nell'articolo sulla tassazione degli ETF.

    Dove si incastrano i titoli di Stato nel piano

    Il vantaggio fiscale non è di per sé una ragione per comprare BTP: viene dopo la funzione che il titolo svolge nel tuo piano. I titoli di Stato a breve scadenza possono essere valutati per due impieghi, entrambi fuori dalla parte azionaria del portafoglio.

    Gli obiettivi a breve con data e importo noti: se so che tra due o tre anni mi servirà una certa somma (un anticipo, una spesa programmata), un titolo di Stato con scadenza abbinata all'obiettivo permette di conoscere in anticipo quanto avrò, con il capitale nominale rimborsato a scadenza dall'emittente. Attenzione però: questo vale se porti il titolo a scadenza. Se lo vendi prima, il prezzo di mercato può essere sopra o sotto quello di acquisto, e il rischio dell'emittente, per quanto basso su uno Stato solido, non è mai zero.

    La riserva di liquidità oltre il fondo di emergenza: per la parte di denaro che deve restare stabile e pronta, i titoli di Stato brevi sono una delle opzioni, insieme al conto deposito e gli ETF monetari. Per capire quanta liquidità tenere prima di investire il resto, puoi usare il calcolatore liquidità.

    Il ragionamento inverso vale altrettanto: comprare un BTP lungo solo perché "tanto paga poco di tasse" è un errore di prospettiva. L'aliquota agevolata migliora il netto, ma non trasforma uno strumento nella scelta giusta per il tuo orizzonte. Prima viene la funzione, poi la fiscalità.

    Il 12,5% è un vantaggio reale, ma un titolo di Stato resta giusto o sbagliato per la funzione che ha nel tuo piano, non per l'aliquota che paga.

    Costi e imposte sono le due sole variabili che riducono il rendimento con certezza, ed è proprio dove hai margine di intervento. Se vuoi vedere quanto pesano le tasse sul tuo investimento nel tempo, puoi attivare l'opzione "al netto delle imposte" nel calcolatore PAC e PIC. E se vuoi capire se il tuo portafoglio è costruito in modo efficiente anche sul piano fiscale, richiedi l'analisi gratuita: guardiamo insieme dove costi e imposte stanno erodendo il rendimento.

    Domande frequenti

    4 domande

    Quanto si paga di tasse sui BTP?

    Il 12,5% sia sulle cedole sia sulle plusvalenze, contro il 26% di azioni, obbligazioni societarie ed ETF. Sul dossier titoli si paga in più l'imposta di bollo dello 0,20% annuo.

    Quali titoli hanno l'aliquota del 12,5%?

    I titoli di Stato italiani (BTP, compresi i BTP Short Term, BOT e CCTeu), quelli dei Paesi inseriti nella white list e i titoli di enti sovranazionali come la BEI e la Banca Mondiale.

    Perché una minusvalenza su un BTP vale solo il 48,08%?

    Perché 12,5 diviso 26 fa 0,4808: il fisco riporta tutto all'aliquota agevolata. Una perdita di 1.000 € su un titolo di Stato entra nello zainetto fiscale per 480,80 €.

    Le minusvalenze possono ridurre le tasse sulle cedole?

    No. Le cedole sono redditi di capitale e la ritenuta del 12,5% non si abbatte con le minusvalenze, che valgono solo contro le plusvalenze.

    Fonti e riferimenti7 fonti consultate

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    Simone Basile, consulente finanziario indipendente

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    Simone Basile

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