Se stai cercando un promotore finanziario indipendente, stai cercando due cose che non stanno insieme. E non per una sottigliezza linguistica: la denominazione «promotore finanziario» non esiste più dal 2016, e la figura che indicava era, per definizione, il contrario di indipendente.
In sintesi:
«La denominazione è stata sostituita dalla Legge 208/2015 e recepita dalla delibera CONSOB 19548 del 17 marzo 2016.»
«Il promotore promuoveva: operava per conto di una banca o di una rete e collocava i loro prodotti.»
«Oggi le figure sono due e distinte: il consulente abilitato all'offerta fuori sede e il consulente autonomo.»
«Chi cerca un promotore indipendente quasi sempre sta in realtà cercando il consulente autonomo.»
Cosa faceva il promotore finanziario
Il nome diceva già tutto. Il promotore finanziario promuoveva: era la persona che una banca, una rete di vendita o una società di intermediazione incaricava di proporre i propri prodotti fuori dalla sede, cioè a casa del cliente o in ufficio.
Era ed è un lavoro legittimo e regolamentato, con un esame di abilitazione e un albo. Ma il mandato era chiaro: rappresentare l'intermediario che lo aveva incaricato. Il compenso arrivava da lì, in tutto o in parte, sotto forma di provvigioni sui prodotti collocati.
Ecco perché la formula «promotore indipendente» non ha mai avuto senso: se il tuo compenso dipende da cosa colloca e per conto di chi, l'indipendenza non c'è per costruzione. Non è una critica alle persone, è la descrizione di come è fatto il ruolo.
Cosa è cambiato nel 2016
La Legge 208/2015, la legge di stabilità per il 2016, ha sostituito la denominazione «promotore finanziario» con quella di consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. La CONSOB l'ha recepita con la delibera n. 19548 del 17 marzo 2016.
È importante capire cosa il cambio ha fatto e cosa non ha fatto. Ha cambiato il nome, allineandolo al linguaggio europeo della MiFID II. Non ha cambiato la sostanza: chi era promotore continua a operare per conto di un intermediario e a essere remunerato da quello. La parola «consulente» è entrata nel titolo, ma il modello di compenso è rimasto lo stesso.
Questa è la ragione principale della confusione di oggi. Da quel momento due figure molto diverse hanno iniziato a chiamarsi entrambe «consulente finanziario», e distinguerle guardando il biglietto da visita è diventato impossibile.
Le figure di oggi, e come distinguerle
L'Albo unico dei Consulenti Finanziari, tenuto dall'OCF, ha sezioni distinte. Le due che riguardano le persone fisiche sono queste.
Il consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede è l'ex promotore. Opera per conto di una banca o di una rete, può collocare i prodotti del mandante, ed è remunerato in tutto o in parte dall'intermediario per cui lavora.
Il consulente finanziario autonomo non ha mandanti. Non può detenere denaro o strumenti finanziari dei clienti e non può percepire alcun compenso da banche, reti o assicurazioni: viene pagato esclusivamente dal cliente, con una parcella concordata. È il modello che in inglese si chiama fee-only.
Esiste poi la sezione delle società di consulenza finanziaria, che applica lo stesso principio in forma societaria.
La differenza non si vede dal sito né dal titolo usato in firma: si vede nell'Albo, che è pubblico e consultabile su organismocf.it. Cerchi il nome, guardi in quale sezione compare, e hai la risposta in trenta secondi.
Perché la distinzione conta per te
Potrebbe sembrare una questione di etichette. Non lo è, perché da quella differenza discende come vengono prese le decisioni sui tuoi soldi.
Quando il compenso di chi ti segue dipende da quali prodotti sottoscrivi, esiste un interesse economico che non coincide del tutto con il tuo. Non significa che ti verrà proposto qualcosa di dannoso: significa che, tra due soluzioni ragionevoli, quella più remunerativa per chi la propone parte avvantaggiata. E significa che alcune conclusioni, come «non investire adesso» o «quel prodotto costa troppo, esci», sono economicamente scomode da raggiungere.
C'è poi un secondo aspetto pratico, spesso ignorato: i costi. Le provvigioni non arrivano dal nulla, arrivano dalle commissioni che paghi sui prodotti, prelevate automaticamente e senza che tu debba autorizzarle di volta in volta. Se vuoi sapere quanto stai pagando davvero, il documento è il rendiconto costi MiFID che il tuo intermediario è obbligato a inviarti ogni anno.
Se stavi cercando un «promotore indipendente»
Con ogni probabilità stavi cercando una di queste due cose, e in entrambi i casi la figura giusta è il consulente finanziario autonomo.
Se cercavi qualcuno che non abbia prodotti da venderti, è esattamente la definizione della sezione autonomi dell'Albo. Se invece cercavi qualcuno che venga a casa tua invece che in filiale, allora ti serviva semplicemente un servizio fuori sede o da remoto, che oggi offrono entrambe le figure: la modalità di incontro non dice nulla sull'indipendenza.
Per capire cosa fa concretamente un consulente autonomo ho scritto consulente finanziario indipendente. Se invece sei già oltre e vuoi sapere come verificarlo e cosa chiedergli, la guida pratica è come scegliere un consulente finanziario indipendente.
Il nome è cambiato, la domanda da fare no
Che si chiami promotore, consulente abilitato o consulente autonomo, la domanda che chiarisce tutto resta una sola e non è cambiata in dieci anni di riforme: da chi vieni pagato?
Il titolo in firma si sceglie. La sezione dell'Albo no: quella si verifica.
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Fonti e riferimenti
Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) – sostituzione della denominazione «promotore finanziario».
CONSOB, delibera n. 19548 del 17 marzo 2016 – recepimento della nuova denominazione.
OCF – Albo unico dei Consulenti Finanziari, sezioni di iscrizione e ricerca pubblica.
Direttiva 2014/65/UE (MiFID II) – consulenza su base indipendente e trasparenza sui costi.
Disclaimer: questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata né sollecitazione al pubblico risparmio.