Questa guida è indipendente e non è affiliata né approvata dagli intermediari citati. I loro nomi sono utilizzati esclusivamente per identificare servizi e documenti.
Ogni anno, entro il 30 aprile, la tua banca o il tuo intermediario ti invia un documento che riassume tutti i costi sostenuti per i tuoi investimenti nell'anno precedente. Si chiama rendiconto costi e oneri, spesso indicato come «rendiconto MiFID». È l'unico documento che mette nero su bianco quanto hai pagato davvero: non il TER dichiarato nel KID, non le commissioni di ingresso di cui ti hanno parlato in filiale, ma il costo totale, in euro e in percentuale, sostenuto nell'anno.
Questa guida spiega dove trovarlo, come si chiama nella tua banca, cosa contiene, come leggere il numero che conta davvero e cosa fare se scopri di pagare più di quanto pensassi.
In sintesi:
«Il rendiconto costi e oneri MiFID arriva entro il 30 aprile di ogni anno, ma in un'indagine Moneyfarm solo il 30% dei risparmiatori intervistati sapeva con esattezza che cosa contenesse.»
«Non ha un nome unico: ogni banca lo chiama in modo diverso. Questa guida elenca il nome usato da 28 intermediari italiani, con la relativa tempistica di invio.»
«Il dato che conta è la percentuale di costo sul patrimonio, non l'importo assoluto: un portafoglio a basso costo sta tra lo 0,15% e lo 0,50% annuo, mentre secondo l'ESMA i fondi azionari domiciliati in Italia hanno i costi correnti più alti d'Europa.»
«Su un patrimonio di 150.000 € la differenza tra un costo del 2,90% e dello 0,35% supera i 170.000 € in 20 anni, a parità di rendimento lordo ipotizzato (esempio illustrativo, non una previsione).»
«La versione analitica del rendiconto, voce per voce, può sempre essere richiesta all'intermediario: è un diritto di chi investe, anche quando il documento non lo segnala esplicitamente.»
1. Cos'è il rendiconto costi MiFID e perché esiste
Il rendiconto nasce dalla direttiva MiFID II (2014/65/UE, art. 24, par. 4), recepita in Italia con il D.Lgs. 129/2017, e dal Regolamento Delegato (UE) 2017/565, che all'art. 50 e nell'Allegato II stabilisce che cosa deve contenere. L'obiettivo dichiarato è la trasparenza: prima del 2018 chi investiva poteva vedere il rendimento del proprio portafoglio, ma non aveva un quadro chiaro di quanto quel rendimento fosse stato eroso da commissioni di gestione, di collocamento, di transazione e retrocessioni.
Nel 2020 la CONSOB ha pubblicato la Raccomandazione n. 1/2020 (7 maggio 2020) per uniformare il modo in cui gli intermediari presentano questi dati e i tempi di invio, dopo aver rilevato forti differenze di leggibilità tra un documento e l'altro. È un segnale indiretto ma chiaro: anche il regolatore ha riconosciuto che il rendiconto, per come viene consegnato, è difficile da capire.
2. Dove trovarlo e quando arriva
Il regolamento europeo chiede un rendiconto annuale. La data viene dalla CONSOB, che nella Raccomandazione 1/2020 indica di inviarlo entro il mese di aprile dell'anno successivo: il rendiconto che ricevi nel 2026 riguarda i costi sostenuti nel 2025. Nella pratica, quasi nessun intermediario telefona o manda un'email con oggetto chiaro: il documento viene caricato nella sezione «documenti» o «informativa periodica» dell'home banking, spesso senza notifica push. Se non lo hai mai visto, non significa che non esista: significa che devi cercarlo tu.
Se non lo trovi
Nell'area documenti cerca queste parole: «costi e oneri», «MiFID», «ex post», «informativa», «rendiconto». Se la tua banca compare nella tabella della sezione 3, cerca direttamente il nome che usa.
Se non salta fuori nulla, chiedilo per iscritto, dal servizio messaggi dell'area riservata, via email o via PEC. Puoi usare questo testo:
«Buongiorno, vi chiedo copia del rendiconto annuale dei costi e oneri (informativa ex post) relativo al 2025 per tutti i rapporti a me intestati, insieme al dettaglio analitico delle singole voci, come previsto dall'art. 24, paragrafo 4, della direttiva 2014/65/UE. Grazie. Nome e cognome»
Conserva la ricevuta dell'invio. Un caso in cui il rendiconto può mancare davvero: l'obbligo scatta quando l'intermediario ti ha raccomandato o venduto strumenti finanziari, oppure ti ha consegnato il KID, e con te ha avuto un rapporto continuativo durante l'anno (art. 50, par. 9, del Regolamento 2017/565). Un conto corrente senza investimenti non lo genera.
3. Come si chiama il rendiconto nella tua banca (e quando arriva davvero)
Non esiste un nome unico: ogni intermediario chiama il documento in modo diverso, e questo è uno dei motivi per cui in tanti non lo trovano mai, cercandolo con il nome sbagliato. Un'indagine di Plus24 - Il Sole 24 Ore, su un campione di 28 tra banche, reti, SIM e SGR, ha analizzato i rendiconti relativi al 2025 (inviati nella finestra 2026), censendo il nome usato da ciascun intermediario, la tempistica di invio, la lunghezza del documento, se viene segnalata la possibilità di richiedere il dettaglio analitico e come vengono chiamati i pagamenti ricevuti da terzi. La tabella riassume questi dati: utile se stai cercando il rendiconto della tua banca e non sai con quale nome è archiviato.
Per otto banche è disponibile una pagina dedicata, con le istruzioni per trovare il documento e leggerlo: basta cliccare sul nome della banca nella tabella.
Intermediario | Nome del documento | Quando arriva | Dettaglio disponibile |
|---|---|---|---|
Allianz | Rendicontazione costi ed oneri 2025 | Entro aprile | Sì |
Azimut | Informativa al cliente su costi e oneri | Non datato | No |
Banca Generali Private | Rendiconto costi e oneri | Non datato | Sì |
Banca Sella | Rendiconto ex art. 50 Reg. UE 2017/565 costi e oneri | Anche dopo aprile | Sì |
Banca Tema (BCC Iccrea) | Informativa costi oneri ed incentivi | Entro aprile | Sì |
Informativa costi, oneri e incentivi e rendiconto finanziario | Entro aprile | Sì | |
Banco Desio | Informativa costi e oneri, anno di riferimento 2025 | Entro aprile | Sì |
BCC Bergamasca e Orobica | Informativa costi oneri ed incentivi | Entro aprile | Sì |
BNL BNP Paribas | Report costi | Ancora in corso | Sì |
Informativa su costi e oneri relativi al 2025 | Non datato | Sì | |
Consulente Indipendente (SCF, benchmark indagine) | Informazioni sui costi e oneri connessi al servizio d'investimento ed agli strumenti finanziari | Entro aprile | Sì |
Credem | Rendiconto trimestrale investimenti e rendiconto costi e oneri 2025 | Entro aprile | Sì |
Crédit Agricole Italia | Informativa costi oneri e incentivi | Entro aprile | Sì |
Euromobiliare PB | Rendiconto trimestrale investimenti e rendiconto costi e oneri 2025 | Entro aprile | Sì |
Fideuram - Intesa Sanpaolo Private Banking | Rendiconto costi, oneri e incentivi del portafoglio investimenti 2025 | Entro aprile | Sì |
Report MiFID Sintetico | Non datato | Sì | |
Furstenberg SIM | Report su costi e oneri 2025 | Non datato | No |
ING | Riepilogo dei costi e oneri | Entro aprile | Sì |
Rendiconto costi, oneri e incentivi del portafoglio investimenti | Entro aprile | Sì | |
Mediobanca Premier | Rendicontazione annuale costi e incentivi sui servizi e prodotti di investimento | Non datato | Sì |
Resoconto Mediolanum, informativa su costi e oneri | Entro aprile | Sì | |
Moneyfarm | Rendiconto costi e oneri | Entro aprile | Sì |
Informativa su costi, oneri ed incentivi | Non datato | Sì | |
Rendiconto periodico | In corso | Sì | |
Informativa ex post costi e oneri | Entro aprile | Sì | |
Webank | Informativa costi, oneri e incentivi | Entro aprile | Sì |
Widiba | Informativa su costi, oneri ed incentivi | Non datato | Sì |
Zurich | Rendicontazione costi e oneri, riferimento anno 2025 | Entro aprile | Sì |
Come leggere la tabella. «Quando arriva» riflette la tempistica rilevata dall'indagine: «entro aprile» rispetta la scadenza indicata dalla CONSOB, «non datato» significa che il documento non riporta una data di emissione, il che rende difficile verificare se la scadenza sia stata rispettata, mentre «anche dopo aprile» e «in corso» segnalano ritardi o pubblicazioni non ancora completate al momento della rilevazione. «Dettaglio disponibile» indica se il documento aggregato segnala esplicitamente la possibilità di richiedere il dettaglio analitico dei costi, voce per voce.
Dati come rilevati dall'indagine Plus24 - Il Sole 24 Ore sui rendiconti relativi al 2025. Nomi, tempistiche e contenuti dei documenti possono cambiare da un anno all'altro e da un'edizione all'altra: verifica sempre la versione più recente nella tua area riservata.
4. Cosa contiene: dato aggregato e dato analitico
Il rendiconto presenta i costi in due possibili forme:
Informativa aggregata: quella che ricevi di default. Mostra il costo totale in euro e la sua incidenza percentuale sul patrimonio, senza scomporlo voce per voce.
Informativa analitica: il dettaglio per singola voce di costo. Come mostra la tabella sopra, non tutti gli intermediari segnalano chiaramente questa possibilità: va comunque richiesta esplicitamente, ed è un diritto di chi investe (art. 24, par. 4, della direttiva MiFID II) indipendentemente da quanto sia visibile nel documento.
Il Regolamento Delegato 2017/565, nell'Allegato II, divide i costi in due tabelle: una per il servizio che ricevi, una per gli strumenti che hai in portafoglio. Le famiglie di voci sono le stesse, e gli esempi qui sotto sono quelli che indica il regolamento:
Categoria | Cosa comprende |
|---|---|
Spese una tantum | Costi pagati all'inizio o alla fine: per il servizio, commissioni di deposito, di chiusura e di trasferimento; per lo strumento, commissioni di strutturazione o di distribuzione e anticipi della commissione di gestione |
Spese correnti | Per il servizio, commissioni di gestione, di consulenza e di custodia; per lo strumento, la commissione di gestione del fondo e gli altri costi tolti dal suo valore nel corso dell'anno |
Costi delle operazioni | Commissioni di intermediazione, spese di entrata e di uscita, maggiorazioni comprese nel prezzo, imposte sulle operazioni e costi di cambio |
Servizi accessori | Costi di ricerca e di custodia non già compresi nelle voci precedenti |
Costi accessori | Commissioni di performance, legate al superamento di un obiettivo di rendimento |
Pagamenti di terzi (incentivi) | Somme che l'intermediario riceve da altri, per esempio dalla società che gestisce il fondo che ti ha collocato |
Il regolamento chiede di indicare a parte i pagamenti ricevuti da terzi (art. 50, par. 2). È per questo che si rischia di contarli due volte: spesso compaiono in una riga separata ma sono già compresi nei costi dei prodotti. Prima di fare somme, leggi la nota che accompagna la tabella.
5. Il numero che conta davvero: l'impatto percentuale
Nel rendiconto cerca due dati, di solito riportati vicini: il costo totale in euro e la sua incidenza percentuale sul patrimonio medio o finale dell'anno. È quella percentuale, non l'importo assoluto, il dato da confrontare con il costo medio di un portafoglio a basso costo: indicativamente 0,15%-0,50% annuo per un portafoglio di ETF.
Sul lato dei prodotti, un termine di confronto viene dall'ultimo rapporto ESMA sui costi dei prodotti di investimento al dettaglio, con dati 2024: tra i fondi azionari, quelli domiciliati in Italia e in Portogallo hanno i costi correnti più alti d'Europa. Lo stesso rapporto rileva che, quando la società di gestione paga incentivi, in media il 45% dei costi correnti va ai distributori.
L'effetto dei costi sul rendimento
Oltre alla percentuale, il rendiconto deve mostrare l'effetto cumulativo dei costi sulla redditività: lo prevede l'art. 50, par. 10, del Regolamento 2017/565, e la CONSOB raccomanda di indicare il rendimento lordo e quello netto. Se il tuo documento li riporta, la distanza tra i due è la parte di risultato assorbita dai costi.
Un esempio illustrativo: rendimento lordo del 5%, netto del 3,2%. I costi si sono presi 1,8 punti, più di un terzo di quello che il portafoglio aveva prodotto nell'anno. Attenzione al significato di «netto»: qui è al netto dei costi, non delle tasse.
6. Un esempio numerico
Ipotizziamo un patrimonio investito di 150.000 €, con un rendiconto che riporta un costo totale annuo del 2,90% (4.350 € nell'anno). Un portafoglio costruito con ETF a basso costo, sullo stesso capitale, avrebbe un costo indicativo dello 0,35% (525 € nell'anno): una differenza di 3.825 € già nel primo anno.
Proiettando l'effetto nel tempo, con un rendimento lordo ipotetico costante del 6% nominale annuo (esempio illustrativo, non una previsione: i mercati non rendono in modo lineare) su un orizzonte di 20 anni:
Scenario | Costo annuo | Valore dopo 20 anni |
|---|---|---|
Portafoglio ad alto costo | 2,90% | ≈ 276.000 € |
Portafoglio a basso costo | 0,35% | ≈ 450.000 € |
Sullo stesso capitale di partenza e la stessa ipotesi di rendimento lordo, la differenza cumulata supera i 170.000 €. Non è un rendimento aggiuntivo garantito da nessuno: è semplicemente l'effetto composto del non pagare quella differenza di costo ogni anno.
7. Perché la maggior parte delle persone lo ignora
Tre motivi ricorrenti: il documento arriva senza preavviso, il linguaggio tecnico scoraggia la lettura, e i numeri sono spesso presentati come percentuali isolate, senza un termine di paragone.
8. Gli errori più comuni quando lo si legge
Sommare gli incentivi al totale: se il documento precisa che i pagamenti di terzi sono già compresi nei costi, aggiungerli di nuovo gonfia il conto. Succede più spesso di quanto si pensi.
Credere di non aver pagato nulla perché non ci sono addebiti: buona parte dei costi dei fondi viene tolta dal valore delle quote, giorno dopo giorno, e sul conto non compare mai. Il rendiconto esiste proprio per renderla visibile.
Prendere il TER del KID per il costo totale: il TER riguarda il solo prodotto. Non comprende i costi del servizio, quelli delle operazioni e la custodia, che nel rendiconto invece ci sono.
Considerare gratuita la consulenza della banca: se non paghi una parcella, il servizio viene spesso remunerato con gli incentivi che la banca riceve dai prodotti che ti colloca. Li trovi nella riga dei pagamenti di terzi.
9. Cosa significa per te
Concretamente:
Accedi all'home banking e cerca nella sezione documenti il nome usato dalla tua banca (vedi la tabella sopra); se non lo trovi, cerca genericamente «rendiconto costi e oneri» o «informativa periodica MiFID».
Individua il costo totale in euro e la percentuale sul patrimonio.
Se vuoi il dettaglio voce per voce, richiedi per iscritto la versione analitica al tuo intermediario: è un tuo diritto, anche se il documento non lo segnala esplicitamente.
Confronta la percentuale con il range 0,15%-0,50% di un portafoglio a basso costo: uno scostamento ampio non significa automaticamente che stai pagando troppo in assoluto, ma è la domanda giusta da farsi.
10. Limiti e casi in cui questa lettura non basta
Un costo più alto della media non è di per sé un errore. Un servizio di consulenza continuativa reale, con ribilanciamento attivo e pianificazione fiscale, ha un costo legittimo che può giustificare parte dello scostamento. Su patrimoni piccoli, inoltre, i costi fissi pesano di più in percentuale: è un effetto strutturale, non necessariamente un abuso.
Il rendiconto, da solo, non dice se la strategia scelta era adatta al tuo profilo e al tuo orizzonte temporale: dice solo quanto è costata. Confrontare rendiconti di intermediari diversi richiede attenzione, perché la base di calcolo (patrimonio medio nell'anno o patrimonio finale) può cambiare da un documento all'altro. I dati della tabella sopra fotografano un momento specifico (i rendiconti 2025).
Il rendiconto costi MiFID, in fondo, è l'unico documento che quantifica a consuntivo quanto hai pagato per investire nell'anno precedente. Va cercato attivamente, con il nome giusto, letto partendo dal dato percentuale aggregato e confrontato con un termine di paragone concreto. Se dopo averlo letto hai dei dubbi su cosa significhi per il tuo portafoglio, è un buon punto di partenza per una seconda lettura con una figura professionale che non ha interesse a venderti un prodotto.
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Domande frequenti
7 domande
Che cos'è il rendiconto MiFID?
È il documento annuale in cui la banca o l'intermediario ti comunica quanto hai pagato l'anno precedente per investire: costi dei servizi, costi degli strumenti e pagamenti ricevuti da terzi, in euro e in percentuale. Il nome tecnico è informativa ex post sui costi e oneri.
Quando arriva il rendiconto MiFID?
Una volta l'anno. La CONSOB raccomanda di inviarlo entro il mese di aprile dell'anno successivo a quello di riferimento: il rendiconto dei costi del 2025 dovrebbe arrivare entro aprile 2026.
Dove trovo il rendiconto MiFID?
Di solito nell'area documenti dell'home banking o del portale dell'intermediario, spesso senza alcuna notifica. Cerca «costi e oneri», «MiFID», «ex post» oppure il nome usato dalla tua banca, che trovi nella tabella della sezione 3. Se non c'è, chiedilo per iscritto.
Posso chiedere il dettaglio voce per voce?
Sì. La direttiva MiFID II (art. 24, par. 4) prevede che i costi siano presentati in forma aggregata e, se il cliente lo richiede, in forma analitica. Basta una richiesta scritta all'intermediario.
Il rendiconto riguarda anche polizze e fondi pensione?
Le polizze di investimento, come unit linked e multiramo, seguono la direttiva sulla distribuzione assicurativa (IDD): l'art. 29 prevede un'informativa sui costi aggregata, analitica su richiesta, da fornire almeno una volta l'anno quando applicabile. I fondi pensione seguono le regole della COVIP e hanno un proprio documento annuale, il Prospetto delle prestazioni pensionistiche; per confrontare i costi tra fondi la COVIP usa l'Indicatore sintetico dei costi (ISC).
Le retrocessioni sono vietate?
No, non in generale. Chi presta consulenza su base indipendente e chi gestisce un portafoglio per conto del cliente non può trattenere compensi pagati da terzi (art. 24, par. 7 e 8, della direttiva MiFID II). Negli altri casi gli incentivi sono ammessi a determinate condizioni e vanno dichiarati: nel rendiconto li trovi tra i pagamenti ricevuti da terzi. Il 18 dicembre 2025 Consiglio e Parlamento europeo hanno trovato l'accordo sulla Retail Investment Strategy, che rende più severe le regole sugli incentivi, ma le nuove norme non sono ancora applicabili.
La consulenza della banca è gratuita?
L'assenza di una parcella non vuol dire che il servizio non costi nulla. Quando la banca non ti chiede un compenso diretto, di solito viene pagata con gli incentivi che riceve dai prodotti collocati, e quindi con i costi di quei prodotti. Il rendiconto lo mostra nella riga dei pagamenti di terzi e nei costi del servizio.
Fonti e riferimenti9 fonti consultate
- CONSOB – Raccomandazione n. 1/2020 del 7 maggio 2020 sulla rendicontazione ex post di costi e oneri.
- Direttiva 2014/65/UE (MiFID II) – art. 24, par. 4, 7 e 8.
- Regolamento Delegato (UE) 2017/565 – Commissione europea, art. 50 e Allegato II.
- Direttiva (UE) 2016/97 (IDD) – art. 29, informativa sui costi dei prodotti di investimento assicurativi.
- FocusRisparmio – indagine Moneyfarm (2024) sulla conoscenza del rendiconto costi e oneri.
- ESMA – Costs and Performance of EU Retail Investment Products 2025 (dati 2024).
- Consiglio dell'Unione europea – Retail Investment Strategy, accordo del 18 dicembre 2025.
- COVIP – Indicatore sintetico dei costi (ISC).
- Il Sole 24 Ore, Plus24 (Gianfranco Ursino) – indagine sui rendiconti costi e oneri 2025 di 28 intermediari.
